Per gioco si intende, spesso, quel tipo di attività libera attraverso cui bambini, e talvolta anche gli adulti, possono trovare svago e spensieratezza. Eppure i giochi hanno dei fini ben precisi che spesso culminano nell’identificazione di vincitori e vinti. Sicuramente sarebbe impossibile decretare il vincitore di un gioco, senza che vi siano delle regole ben precise, chiare e condivise da tutti i partecipanti. Domandiamoci allora: è possibile vincere senza impegnarsi in un confronto ad armi pari?
Platone diceva che: “Il contrario del gioco non è ciò che è serio, bensì ciò che è reale”. Potremmo concordare sulla serietà, ma in che senso un gioco non è reale? Da un punto di vista fisico, cognitivo, sociale, emotivo, ecc. il gioco è tremendamente reale, così come è serio. Platone probabilmente si riferiva al fatto che il gioco potesse svolgersi in un contesto volontariamente distaccato dalla vita reale. Tuttavia, nella vita reale, come nel gioco, se cadi ti fai male. Successivamente imparerai che cadere fa male e che ci si può rialzare provando a fare meglio. Viene da chiedermi, ma allora cosa c’è di più simile alla vita di un gioco!?
Vi siete mai chiesti cosa fa un bambino solo in un ambiente? E cosa fa un bambino in compagnia nello stesso ambiente? Ancora, cosa fa un bambino solo o in compagnia in qualsiasi posto si trovi? Azzardo dire, ma non troppo, che gioca. Il bambino gioca e vuole giocare. Il bambino gioca perché nessuno gli ha insegnato che per vivere bisogna saper giocare. Egli gioca perché solo così tutta la sua natura e creatività si fondono per affrontare quel gioco straordinario che è la vita.
Poniamoci, allora, una domanda. Come fa un bambino diventato adulto a smettere di giocare? Ma soprattutto, perché lo fa?
Ashleigh Brilliant
“La vita è l’unico gioco in cui lo scopo del gioco è di impararne le regole.”


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