Con il termine decision making si intende la capacità di un soggetto di prendere decisioni. Quante volte al giorno, a settimana, al mese, all’anno prendiamo decisioni?
Capovolgiamo la domanda. Esiste un momento in cui non siamo coinvolti in un processo decisionale?
Questa capacità, di recente, è finita sotto la lente d’ingrandimento degli scienziati per diverse ragioni. La prima ragione in assoluto sembra essere il marketing ed in particolare quello digitale. Riuscire a prevedere come gli esseri umani percepiscono e di conseguenza decidono riguardo ai propri acquisti può avere un ruolo più che significativo per quanto riguarda l’aspetto economico.
La seconda ragione, nonché quella che ci interessa di più, riguarda gli atleti e le loro prestazioni rispetto ad una migliore o peggiore capacità di prendere decisioni. Durante una gara sportiva, gli atleti si trovano nella costante necessità di prendere decisioni. La quantità e la frequenza con cui queste decisioni devono essere prese dipende dal tipo di sport, nonché dal livello dello sport stesso. Per intenderci, una partita di calcio a 5 impone al calciatore di prendere decisioni costantemente rispetto ad una gara d’atletica. Una competizione di alto livello necessita una maggiore frequenza di decision making per poter competere in maniera efficace.
La complessità delle decisioni dipende dagli stimoli ai quali l’atleta deve rispondere ed in uno sport di squadra come il calcio, uno sport fatto di situazioni mutevoli in cui interagiscono più soggetti contemporaneamente, compagni e avversari, il processo si complica ancor di più.
Gli studi più rilevanti in materia dimostrano che più le decisioni prese dagli atleti risultano efficaci, migliore sarà la prestazione resa. Ciò rimette in discussione quelli che sono i parametri da mettere alla base della formazione di un atleta di alto livello. Questi studi, infatti non tengono conto semplicemente delle capacità tecniche o tattiche, ma solo dell’efficacia della decisione.
Le capacità tecniche risultano essere comunque un aspetto condizionante rispetto all’efficacia decisionale, non vanno messe in discussione. Sebbene, potremmo discutere sul modo in cui vengono allenate. Come è possibile allenarle in un contesto in cui è presente il processo decisionale? Per un giocatore, potrebbe essere il gioco stesso?
Gli scienziati hanno dimostrato, inoltre, che gli atleti di alto livello rispondono al processo decisionale correttamente e con maggiore velocità attraverso l’azione, piuttosto che la comunicazione.
Spesso gli allenatori sentono la necessità di dover spiegare tanto prima di poter insegnare qualcosa, ma l’esperienza d’azione potrebbe essere un modo più efficace per apprendere? L’apprendimento esperenziale, ecologico, potrebbe essere un modo in grado di favorire il processo decisionale senza minare la creatività?
Erich Fromm diceva:
“L’uomo crede di volere la libertà. In realtà ne ha una grande paura. Perché? Perché la libertà lo obbliga a prendere delle decisioni, e le decisioni comportano rischi.”
Ogni giorno prendiamo decisioni poiché affrontiamo la nostra vita con una discreta liberta di scelta e questa capacità viene acquisita sin da bambini, quando attraverso attività libera ci è possibile scegliere ed imparare a conoscere i rischi delle nostre scelte ed i possibili benefici.
Siete d’accordo?


Lascia un commento