Meglio conosciuti con il termine tedesco “Kindergarten”, furono introdotti dal pedagogista tedesco Friedrich Fröbel nei primi anni del 1800. Questi luoghi particolari erano delle strutture destinate alla formazione, all’educazione ed allo sviluppo dei bambini.
Perché ne parliamo dopo 200 anni?
Fröbel li fondò considerando lo sviluppo educativo degli esseri umani come un momento di espressione pura e libera. Secondo il pedagogista tedesco, il bambino manifesta, come primo bisogno (secondo solo al nutrimento), la necessità di muoversi. Questi movimento verrebbe effettuato prima senza un fine e poi con un fine ben preciso. Ma siamo sicuri che un fine a noi sconosciuto e non comunicato non esista? Siamo certi che dal momento che i neonati non parlino, non vogliano comunque comunicare?
In tal senso sono stati 200 anni ricchi, durante i quali Maria Montessori ha ripreso ed avvalorato il lavoro di Fröbel.
Cosa si faceva in questi giardini d’infanzia?
La didattica era incentrata sui bambini e le maestre guidavano le attività senza mettere in pratica alcun tipo di programmazione. Al centro della formazione vengono messi il gioco e l’esperienza, i quali vengono ritenuti capaci di far emergere, attraverso la creatività, lo spirito puro dell’essere umano. In questa visione di Fröbel vi è un fondo religioso di affermazione divina dell’essere umano, e questo è inevitabile considerata l’epoca, tuttavia quanto c’è a livello pedagogico?
A dare immenso valore a questo approccio vi è il contatto stretto con la natura e la visione del gioco spontaneo come mezzo indispensabile per la formazione dell’uomo. Sebbene venisse vista più come un affermazione divina e spirituale.
In Germania le scuole dell’infanzia vengono ancora chiamate Kindergarten sebbene si siano evolute rispetto a quanto proposto nel 1800.
Diceva Friedrich Fröbel:
“L’educazione deve guidare e condurre l’uomo alla chiarezza su di sé e dentro di sé, alla pace con la natura e all’unione con Dio.”
In termini più contemporanei, possiamo dire che attraverso l’educazione ogni essere umano deve riuscire a formare sé stesso a livello psicologico, sociale, fisico, affettivo e culturale, al fine di riuscire a riconoscere e condurre, grazie alle proprie scelte ed azioni, una vita che ritiene coerente con il proprio modo di essere e con l’ambiente circostante.
Cosa ne pensate? Quali potrebbero essere i limiti di questo approccio? E quali le opportunità?


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