Cosa sappiamo del cervello? Come funziona e cosa rappresenta per noi? Spesso gli attribuiamo colpe e responsabilità come se fosse distaccato da noi. Altre volte, ci prendiamo i meriti dei sui prodigi. Rispondendo in fretta diremmo: ne abbiamo uno ciascuno e questo è certo! Rappresenta per noi o rappresenta noi!? Lo possiamo considerare un’entità al nostro servizio o qualcosa di più?
Il cervello è l’organo principale del sistema nervoso ed è in grado, grazie alle sue strutture e proprietà, di permetterci di svolgere tutte le funzioni che quotidianamente avvengono nella nostra vita. Detto questo, sembrerebbe essere quasi come un PC, se non fosse che il nostro cervello è in grado di modificarsi e rinnovarsi continuamente in funzione ed in risposta agli stimoli sensoriali ricevuti dall’ambiente e dalle strutture nervose. Questa particolare capacità viene definita “Plasticità cerebrale”. Potremmo definirla come la capacità del nostro cervello di adattarsi in funzione di uno o più stimoli. Come abbiamo spiegato in articoli precedenti (vedi “il gioco, l’educazione e l’ambiente“), il concetto alla base della nostra sopravvivenza e della vita in genere è l’adattamento. Una capacità di cui siamo dotati per natura e che ci rende, nel bene e nel male, così come siamo.
La plasticità cerebrale manifesta un picco definito “periodo critico” nella fase postnatale, quindi subito dopo la nascita, in cui ci si sintonizza per la primissima volta con il mondo esterno e l’ambiente. Tale capacità rimane elevata per tutto il periodo di sviluppo. Ciò significa che questo periodo di vita risulta un periodo FONDAMENTALE per la formazione di tutto ciò che riguarda l’interazione individuo-ambiente.
Come permettiamo ad un bambino di formare il proprio cervello? Le funzioni cognitive? Le capacità emotive? La socialità e la personalità?
Gli studi ci dicono che esperienze diverse formano cervelli diversi e che cervelli diversi vivono mondi diversi.
Permettiamo sempre ai bambini ed ai ragazzi di interagire con l’ambiente e formarsi grazie a questa interazione?
Circa un decennio fa, si credeva che, una volta superato questo periodo particolarmente favorevole, il cervello non potesse più modificare le proprie strutture in funzione di nuovi stimoli, come se fosse diventata una macchina definitiva. Tuttavia, nell’ultimo decennio si è scoperto che, seppur in maniera ridotta, il cervello è ancora “plastico” e che può ancora modificare le sue strutture.
Gli adulti, come percepissero il rallentamento di questo processo, cercano sempre meno di adattarsi, di adattare piuttosto, il mondo rispetto alle proprie caratteristiche. Siete d’accordo? Come potrebbe riflettersi questo sul rapporto adulto-bambino e di conseguenza bambino-ambiente? Un tempo i bambini giocavano spesso soli, tra loro, senza la presenza costante di adulti. Oggi sembra che uno dei pochi spazi rimasti sia quello dei videogame (per saperne di più “perché scegliere giochi e non videogiochi“).
Il cervello che non vuole adattarsi e non riesce ad essere positivo può anche “ammalarsi”, come tratteremo in seguito.
Diceva lo scrittore irlandese George Bernard:
“L’uomo ragionevole si adatta al mondo. L’uomo irragionevole insiste nel cercare di adattare il mondo a sé. Quindi tutto il progresso dipende dall’uomo irragionevole.”


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