Il gioco “rischioso”

bambino in arrampicata

Possiamo accettare che il gioco sia pericoloso? Possiamo sopportare che vi sia il rischio di farsi male? Perché il gioco dovrebbe essere pericoloso!?

Il gioco è un mezzo univoco utilizzato dai bambini, e non solo, per apprendere. Ciò che il bambino vuole apprendere è, innanzitutto, quali sono le sue possibilità di interazione con l’ambiente circostante. Giocare in un ambiente sconosciuto, o conosciuto, comporta sempre dei rischi.

Il più delle volte, la soluzione da parte di insegnanti, genitori ed adulti in genere, diventa:

-“Non giocare! Non correre! Non saltare!”.

Eccetera…

Il sottrarsi ad un’esperienza “rischiosa” non modifica le caratteristiche della vita stessa, questa possiede dei rischi. Non vivere esperienze di gioco in grado di favorire l’acquisizione della capacità di riconoscere e valutare i rischi, che per un bambino sono minimi, mette a rischio la sua capacità, da adolescente prima ed adulto poi, di fare lo stesso.

La cosiddetta “campana di vetro” non è mai stato un bel regalo che i genitori fanno ai figli. Ogni genitore ha il compito e la necessità di proteggere i propri figli, ma il modo migliore per proteggerli non è sottrarli alle esperienze quando sono bambini. Potremmo dire che favorire lo sviluppo di un bambino, adolescente ed adulto autonomo sia il modo migliore per proteggerlo?

Nelle scuole d’infanzia Norvegesi viene praticato il “gioco rischioso”. L’obiettivo è proprio quello di favorire lo sviluppo di quelle capacità di interazione con l’ambiente, nonché la valutazione dei rischi ambientali e situazionali. Il bambino necessita di apprendere attraverso l’esperienza diretta che spinge all’azione deputata al raggiungimento di un obiettivo. Il ripetersi di questa esperienza permette lo sviluppo di capacità fondamentali per padroneggiare la propria interazione con l’ambiente. La maggior parte delle attività nel nord-Europa vengono praticate all’aperto, nonostante il clima molto freddo. Tra le attività svolte dai bambini dell’infanzia c’è anche l’arrampicata sugli alberi.

Quanto svolto in Norvegia è stato oggetto di un questionario in Italia e gli insegnanti si sono detti contrari a tali metodi d’apprendimento. Tra i motivi del rifiuto vi sono: responsabilità, normativa scolastica, sicurezza. Nessuno dei motivi indicati tiene conto delle necessità d’apprendimento dei bambini, bensì sembra che i rischi veri siano percepiti dagli insegnanti come personali.

5 responses to “Il gioco “rischioso””

  1. […] da bambini, quando attraverso attività libera ci è possibile scegliere ed imparare a conoscere i rischi delle nostre scelte ed i possibili […]

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  2. […] con i bambini, farli giocare tanto all’aria aperta potrebbe essere un primo passo? Fare in modo che riescano a raggiungere […]

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  3. […] liberi sembra essere sempre un rischio, un limite, sembra quasi che la libertà corrisponda al non fare nulla, perché si vuole pensare […]

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  4. […] Il condizionamento operante consiste nel fatto che quando un soggetto opera, esegue un’azione con un obiettivo ben preciso, riceve un “rinforzo” o “feedback”, ovvero un segnale di ritorno. Questo feedback può essere intrinseco nel momento in cui il soggetto percepisce il risultato positivo o negativo della propria azione, che può dipendere dal raggiungimento o meno dell’obiettivo prefissato. Nel caso in cui il feedback provenga da un altro soggetto (es. l’insegnante che dice: “hai sbagliato non devi fare così, ma così!”) lo possiamo definire estrinseco. […]

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  5. […] In termini più contemporanei, possiamo dire che attraverso l’educazione ogni essere umano deve riuscire a formare sé stesso a livello psicologico, sociale, fisico, affettivo e culturale, al fine di riuscire a riconoscere e condurre, grazie alle proprie scelte ed azioni, una vita che ritiene coerente con il proprio modo di essere e con l’ambiente circostante. […]

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