L’adattamento è la capacità che, per natura, tutti gli esseri viventi posseggono e che ci permette di coesistere in una moltitudine di ambienti differenti. Immaginate come, tendenzialmente, gli esseri umani abbiano sviluppato caratteristiche fisiche differenti in base all’adattamento in ambienti differenti (colore della pelle, degli occhi, ecc.). Gli esseri umani sembrano essere in grado di adattarsi a tutto, ma siamo sempre consapevoli di questo?
Gli studi su cui si fondano i princìpi dell’allenamento riguardano proprio la capacità dell’organismo di adattarsi alle condizioni che si verificano. Immaginate che il nostro corpo si trovi in uno stato di equilibrio fisiologico, meglio conosciuto come “omeostasi” e che una volta subentrato lo sforzo fisico questo stato venga alterato. I primi sintomi saranno l’aumento della frequenza cardiaca? Magari della frequenza respiratoria? Si inizierà a sudare?
Questi possiamo definirli come “aggiustamenti”, ovvero variazioni temporanee che permettono all’organismo di passare dalla richiesta di uno stato di riposo a quella di uno sforzo fisico, por portare, ad esempio più ossigeno ai muscoli. L’allenamento sfrutta questa capacità dell’organismo di aggiustarsi per creare nel tempo dei veri e propri adattamenti allo sforzo, come variazioni strutturali del cuore in modo che possa pompare più sangue, oppure l’aumento della massa muscolare o di altre condizioni.
L’adattamento è la capacità più importante per gli esseri viventi, poiché ci ha permesso di sopravvivere per migliaia di anni e di migliorarci attraverso una costante interazione con l’ambiente.
Qual è l’atteggiamento degli esseri umani nei confronti dell’adattamento oggi? Siamo sempre convinti di poterci adattare a tutto? Siamo sicuri che la nostra più recente evoluzione ci abbia resi adattivi?
Ciò che ci è stato donato per adattarci e vivere in natura ci ha permesso di sviluppare strategie d’adattamento psicologiche più che fisiche. La nostra intelligenza ha prodotto il progresso che oggi ci consente di adattare l’ambiente rispetto alle nostre necessità, piuttosto che il contrario. Questo ci permette di evitare tanti sforzi quotidiani, ma cosa produce sul piano fisico?
Le ricerche più recenti indicano che il tasso di obesità, ad esempio, si trovi ai livelli più alti di sempre, soprattutto in età evolutiva. Immaginate la differenza tra il fare attività fisica cacciando per procurarsi un buon pasto ricco di nutrienti e il non fare alcun tipo di attività potendo accedere continuamente a pasti ipercalorici.
Questo, che chiamerei “disadattamento” rappresenta anche un grosso rischio per la nostra salute sia in termini personali, se consideriamo i rischi di malattie cardiovascolari; sia in termini collettivi, considerando come l’ambiente sia stato alterato in funzione dei nostri bisogni.
Non possiamo cambiare il mondo, ma magari il nostro piccolo mondo si. Come riusciamo a ricreare quello stile di vita che ci permette di inquinare meno, nutrirci in maniera equilibrata, essere in un buono stato di forma psicofisico, essere più in sintonia con la natura e con le funzioni che il nostro organismo svolge in relazione a questa?
Iniziando con i bambini, farli giocare tanto all’aria aperta potrebbe essere un primo passo? Fare in modo che riescano a raggiungere un elevato impegno motorio, in grado di generare adattamenti fisici, senza avere paura di sudare, può essere una soluzione? Lasciare che la loro interazione con l’ambiente sia creativa, giocosa, libera di scoprire ed emergere, può essere una soluzione?
Per i bambini, ma non solo, giocare è l’arte di crescere, perché crescere significa fare esperienza ed adattarsi a tutto. Siamo noi a stabilire come adattarci.


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