Per giochi di strada si intendono tutte quelle attività ludiche che i bambini da sempre praticano in maniera libera in contesti destrutturati (non organizzati), in ambienti aperti come la strada, il cortile, i parchi, ecc.
Tra questi giochi è possibile identificarne tanti già conosciuti e tramandati di generazione in generazione, ma si tiene conto della possibilità di escogitarne sempre di nuovi. Questo tipo di attività permette di praticare, attraverso un elevato impegno motorio (costante movimento ed attività fisica), lo sport in maniera libera e creativa. I giochi di strada rappresentano, ed in passato ancor di più, rappresentavano l’occasione fondamentale, per tutti i bambini, in cui sviluppare capacità motorie e schemi motori di base. Questo tipo di attività un tempo, veniva praticata anche per 3 o 4 ore al giorno, permettendo ai più giovani di vivere molte più esperienze motorie rispetto alle nuove generazioni.
I dati ci dimostrano che, nei paesi più sviluppati, sono diminuite le opportunità per bambini e ragazzi di giocare in strada. Tra le motivazioni più comuni vi sono: una maggiore presenza di automobili nei contesti urbani; una minore quantità di luoghi in cui poter giocare all’aperto in maniera sicura e vicina alla propria abitazione; la presenza di alternative di gioco meglio conosciute come videogiochi.
Di recente, il CT della nazionale di calcio italiana Roberto Mancini ha dichiarato, in un’intervista, che le difficoltà del movimento calcistico italiano dipendano dal fatto che oggi i ragazzi non giochino più in strada. Affermando che, non a caso, in paesi meno sviluppati, in cui ancora i ragazzi possiedono queste opportunità, riesca ad emergere un maggior numero di talenti.
La quantità delle ore di gioco diminuisce in assenza di determinate condizioni, tuttavia, ci sono contesti che offrono la possibilità di praticare sport in maniera strutturata.
Si tratta solo di quantità di tempo? Ci sono differenze da un punto di vista del contenuto delle attività svolte? Possiamo pensare che attività svolte in strada possano essere qualitativamente migliori rispetto a quelle proposte dalle accademie sportive?
Il calciatore brasiliano del Real Madrid Vinicius Junior ha dichiarato di recente:
“Giocare per strada mi ha aiutato a perdere la paura del dribbling perché non hai alcuna responsabilità. Puoi correre molte possibilità perché non c’è niente da perdere.”
Sulla base di un apprendimento ecologico, basato sull’interazione individuo-ambiente che determina comportamenti ed esperienze, vissuto in maniera serena è creativa, possiamo affermare che il contesto strada sia migliore di qualsiasi altro?
Il gioco ha come caratteristica fondamentale quella di motivare, di porre obiettivi, di mettere in relazione, di emozionare. In un contesto sereno, in cui l’errore è una ricchezza da cui prendere spunti ed insegnamenti, e non un peso da portare. Un contesto in cui non vi sono pressioni per il raggiungimento del risultato, ma solo la motivazione intrinseca nel raggiungerlo e la libertà di provarci a modo proprio. Tutte queste caratteristiche possono essere quelle qualitativamente corrette per un apprendimento ed una formazione ottimale?
Maria Montessori diceva:
“Per aiutare un bambino, dobbiamo fornirgli un ambiente che gli consenta di svilupparsi liberamente.”
Essere liberi sembra essere sempre un rischio, un limite, sembra quasi che la libertà corrisponda al non fare nulla, perché si vuole pensare che per imparare qualcosa sia sempre necessario un insegnante a dirci come impararlo, quando e perché. Ma la libertà è quel momento in cui l’uomo incontra sé stesso e l’ambiente e riesce ad arricchirsi mettendosi in relazione, per poi emergere nel proprio modo di essere attraverso comportamenti creativi ed efficaci.
[…] intervenire per assicurarsi che i bambini o che chiunque abbia appreso, bensì che l’esperienza d’apprendimento riguarda proprio l’interazione dell’individuo con sé stesso e […]
[…] dare immenso valore a questo approccio vi è il contatto stretto con la natura e la visione del gioco spontaneo come mezzo indispensabile per la formazione dell’uomo. Sebbene venisse vista più […]
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