Qual è l’ambiente in cui avviene il processo educativo? Mi fermerei qui solo per suscitare le più varie riflessioni personali in merito. Quando si parla di educazione, la maggior parte di noi pensa principalmente ad una, due o tre risposte. L’ordine è solitamente questo:
- La scuola.
- La casa (famiglia).
- Il gruppo sportivo.
Chiediamoci allora cosa sarebbe stata l’educazione in tempi meno recenti. Com’era il livello di “educazione” quando la scuola non era per tutti? Per coloro che non potevano contare sul supporto familiare? E quando le organizzazioni sportive erano poche e lo sport lo si praticava per lo più in ambienti informali e senza istruttori come la strada, il cortile, ecc.?
Eppure molti confermeranno che la possibilità di crescere nel modo sbagliato o di essere “ineducati” fosse possibile indipendentemente da questi fattori. Spesso un giovane cresciuto in strada, senza famiglia e senza poter frequentare la scuola potrebbe avere la capacità di rapportarsi educatamente e forse anche in maniera più pratica ed efficace. O forse no. Qual è la risposta giusta?
Lo scrittore napoletano Enrico De Luca diceva che: “I giochi sono miniature del mondo, utili a un bambino per sentirsi gigante. Aiutano a crescere sopportando l’inferiorità”. Possiamo ritenere che il gioco sia educativo in quanto possiede un suo ambiente ben preciso. Un bambino che si trova in due ambienti differenti, ma svolgerà lo stesso gioco, avrà lo stesso comportamento? Immaginate il gioco del “nascondino” o molti altri. Immaginate un ambiente costituito solo di strutture fisiche o anche di compartecipanti.
Il filosofo austriaco Ivan Illich disse:
“La scuola esercita sulla società un effetto antieducativo, in quanto la si considera la sola istituzione specializzata nell’istruzione.”
Cosa ne pensate?


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