Se doveste porre questa domanda a qualsiasi adulto, quale crediate possa essere la risposta comune?
Potremmo pensare alla comodità di rimanere a casa; ci attira l’idea di utilizzare risorse così attrattive in maniera altrettanto semplice. Persino i rischi di poter cadere, sbucciarsi un ginocchio, farsi male, vengono meno. Nessuna febbre o raffreddore, né freddo, né caldo. Non ci si stanca di certo, almeno fisicamente.
Ma, la vera domanda è: credete che i bambini vogliano sottrarsi davvero alla stanchezza, al rischio di farsi male, di sudare? Oggi, la possibilità che un bambino sudi sembra essere diventata l’incubo di genitori ed adulti in generale, ma in realtà è un processo necessario ed indispensabile anche per arricchire il proprio sistema immunitario, ma di questo parleremo in un altra occasione. Ciò che vogliamo mettere in luce oggi sono le motivazioni che possono spingere i giovani a favorire e scegliere dei giochi piuttosto che altri.
Una domanda da porre è: cosa vogliono i bambini, i giovani? Cos’è per loro il gioco e cosa si aspettano di ricevere da un contesto giocoso? Dovrei dire, agli adulti che stanno leggendo, cosa ti aspettavi quando eri un bambino?
Mettiamo a paragone:
- Mettersi in gioco OPPURE agire con notevoli limitazioni.
- Correre OPPURE non cadere mai.
- Stancarsi OPPURE non sudare.
- Inventare giochi nuovi e modi nuovi di giocare con giochi vecchi OPPURE giocare nell’unico modo in cui ci dicono che è possibile farlo.
- Giocare in compagnia OPPURE giocare da solo.
Avere fiducia nel poter esplorare, non solo l’ambiente, ma soprattutto le proprie capacità. Scoprire di essere bravi e ben voluti dai compagni di gioco. Questo richiede uno sforzo continuo che i bambini vogliono fare e per il quale saranno sempre disposti a sudare e sbucciarsi le ginocchia. Il gioco è un mezzo per crescere e se non si riceve questa sensazione si tende a cambiare gioco. Non per vizio, ma per sopravvivenza, per istinto.
I videogiochi sono un’alternativa allettante solo grazie al mutare delle alternative. I videogiochi permettono ai giovani di esplorare continuamente in libertà, di scoprire nuove opportunità e ricevere feedback su nuove capacità acquisite. Spegnerli potrebbe non essere la soluzione.
Studi recenti realizzati in Australia condotti su bambini delle prime classi della scuola primaria riportano che l’interesse alla pratica motoria è direttamente proporzionale alle competenze motorie possedute. In altre parole, la carenza o mancanza di competenze motorie sembra influire anche sulla voglia di essere fisicamente
attivi e sui comportamenti del bambino. Il bambino che non percepisce un senso di autoefficacia, una volta confrontatosi con i suoi coetanei, evita il confronto sul piano fisico e preferisce dedicarsi ad attività sedentarie come leggere, disegnare e praticare giochi da tavolo.
Cosa ci dicono allora questi studi? Da un punto di vista sociale, psicologico, fisico, personale, facciamo sempre la scelta giusta?
Per i bambini è meglio un bacio sulla bua, oppure che la bua non sia mai esistita?
“I bambini non hanno paura di sbucciarsi le ginocchia, né di sudare e raffreddarsi. Hanno solo paura di non poter essere rassicurati quando queste cose accadono.”
-Erman Calafati


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