Con il termine Dropout sportivo si intende l’abbandono della pratica sportiva. Diversi studi ci dimostrano che questo fenomeno riguarda oltre il 35% dei praticanti attività sportive. Il dato preoccupante è che, nella maggior parte dei casi, questo si verifica in età adolescenziale (13-16 anni) ed addirittura sembra che questo range si stia abbassando (11-12 anni).
Quali potrebbero essere le cause di questo fenomeno? Perché si verifica spesso in questo periodo di sviluppo individuale? Possiamo fare qualcosa per abbassare la percentuale di abbandono della pratica sportiva?
Siete anche voi dell’idea che spesso l’affiorare di sentimenti d’amore sia la causa principale?
Il periodo adolescenziale è quello in cui i genitori, probabilmente, riscontrano maggiori difficoltà comunicative con i propri figli. Questo è un periodo in cui l’affermazione personale, i propri gusti ed interessi sovrastano tutto il resto, anche al punto di ribellarsi. Gli adulti non devono dare per scontato quanto hanno appreso fino a quel momento dei propri figli. Gli studi ci dicono che non dobbiamo dare per scontato neanche che si tratti di amore sproporzionato se un giovane abbandona lo sport!
Il trasporto amoroso in realtà possiede dei punti in comune con la pratica sportiva. Le ragioni per cui i giovani praticano sport sono:
- Competenza percepita o autoefficacia.
- Accettazione sociale.
- Divertimento.
Siamo sicuri che l’amore adolescenziale non incida in tal senso? Sarebbe sbagliato dire che riesce a colmare ancor più la necessità di appagare queste sensazioni e questo stato emotivo?
I motivi di drop out più comuni, secondo gli studi sono:
- Conflitti di interesse (es. tempo limitato).
- Esperienze negative.
- Mancanza di divertimento.
Attenzione! Non si parla di amore. Semmai si parla di Sport e di amore per lo Sport che eventualmente non è stato ricambiato nel modo desiderato.
Cosa possiamo fare quindi?
Studi più recenti impongono agli allenatori di ricreare un clima sereno e di divertimento, che sia altamente motivante e non “motivato”. Ai genitori viene chiesto di favorire lo svolgimento delle stesse attività sportive in maniera ludica e destrutturata (al di fuori del contesto organizzato, es. squadra). A genitori ed allenatori viene chiesto ed io direi, non dagli scienziati, ma dai ragazzi stessi, di non esercitare alcun tipo di pressione in grado di generare ansia, preoccupazione ed alte percentuali di abbandono. In cambio, gli studi mostrano che maggiori livelli di partecipazione positiva ed incoraggiamento, da parte di genitori, allenatori ed adulti in genere, favoriscono la partecipazione sportiva e prevengono il Dropout.
Tornando ai dati odierni, la mancanza di attività destrutturate, l’incentivazione di sport elitario, il desiderio di diventare ricchi e famosi ad ogni costo, potrebbe essere un fattore chiave per l’estensione del Dropout ai ragazzi in fase preadolescenziale?
Diceva l’ex nuotatore Domenico Fioravanti dopo uno stop alla pratica obbligato da una patologia cardiaca:
“Per uno sportivo, è difficile capire quando è il momento di smettere. Io non ho avuto il tempo di prendere questa decisione.”
Perché dovrebbe bastare una cotta, per un adolescente che ama lo sport, per abbandonare la pratica?


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